LA STORIA DI BRUNO
IL PESCATORE

Busso alla porta di Bruno Molin e mi accoglie la moglie. Il marito è stato poco bene ultimamente ma lei mi invita ad entrare, mi offre un bussolà (quello artigianale) e un caffè. Dopo un paio di minuti scende Bruno, comincia a parlarmi della sua vita e della passione per la pesca e gli si illumina lo sguardo.

Com’è vivere a Burano?

Se vado via da Burano io muoio subito. Non vado via da Burano neanche se mi danno tutto l’oro del mondo. Quando mi alzo dal letto, vado sulla riva, vedo le due barche, tutti i miei attrezzi da lavoro, mi sembra di essere in banca d’Italia. Qua non c’è nessuno che ci rompe le scatole, puoi lasciare le porte e i balconi aperti, non c’è delinquenza, non c’è nessuno che ti fa un torto.

Com’è il rapporto con i buranelli?

Ci conosciamo tutti e siamo come una famiglia. Se c’è qualcuno ha bisogno di aiuto siamo tutti pronti. Ci conosciamo dal più vecchio al più giovane. Io non ho parenti qui,i miei figli abitano tutti fuori da Burano, ma cominciando dalla prima casa all’ultima io sono “lo zio”, vengono qui, come se fossero miei nipoti, anche se ormai sono padri e madri di famiglia io resto per loro lo zio.

Com’è il rapporto con i turisti?

Ci domandano, chiedono dei colori, della storia, è bello. Adesso ci sono tanti turisti che comprano anche casa qua a Burano. Dico sempre: Burano si trova dopo di Venezia, se Burano fosse prima di Venezia verrebbero tutti qua, nessuno andrebbe a Venezia. Qua c’è il merletto, i colori, la pesca.

Per quanto tempo ha fatto il pescatore?

Una vita. A maggio ho fatto 73 anni e a novembre scorso ho lasciato il mestiere del pescatore. Quando vai in mare ci vai 24 su 24, non è che vai 2 o 3 ore. Le ore che siamo a casa le dedichiamo a mettere a posto le reti. Adesso sta andando avanti il figlio.

Come funzionava il suo lavoro? Quali sono i segreti di un bravo pescatore?

Noi andavamo via in tre, negli ultimi anni invece andavamo via in due. Tutto il giorno in acqua a tirare la rete. Bisogna avere anche la furbizia di conoscere i posti giusti. C’era chi portava a casa mille pesci e chi invece ne portava diecimila. La palude, la laguna, non è tutta uguale, bisogna conoscerla, qualche metro più avanti magari trovi un migliaio di pesci, ci vuol tempo ed esperienza.

Com’è cambiato il mestiere del pescatore?

Una volta eravamo tutti pescatori, più di metà di Burano faceva questo lavoro. Mi ricordo che era ancora vivo il presidente della cooperativa di Burano che ha 124 anni, era appassionato della storia di Burano e guardando gli archivi, nel ’56-’57, nel mese di marzo c’erano 274 barche per 970 persone che lavoravano. Eravamo in 8000 e il mestiere forte era proprio quello della pesca.